venerdì, dicembre 09, 2005

Prigioniero dell'antifascismo


Nessuno è riuscito a motivare, giustificare e legittimare l’intervento militare in Iraq meglio di quanto ha fatto lunedì mattina l’ex rais Saddam Hussein in persona. L’ex dittatore iracheno è sotto processo a Baghdad e ieri ha scelto di non presentarsi in aula, sicché l’udienza è stata rinviata al 21 dicembre, dopo le elezioni parlamentari di settimana prossima, le terze in un anno. Ma lunedì Saddam c’era. L’avete visto su tutti i giornali e su tutte le televisioni: vestito col solito completo grigio a righe e con un’elegante camicia bianca, Saddam teneva il Corano in mano (lui, il presunto dittatore “laico”) e minacciava col dito alzato giudice e testimoni.
Eppure non è stata raccontata la cosa più importante accaduta in quell’udienza, una frase urlata da Saddam e riportata, timidamente, soltanto dal New York Times di martedì. L’ex dittatore, infatti, si è paragonato a Benito Mussolini e parlando di sé in terza persona ha detto che “Saddam Hussein è l’uomo che seguirà il percorso di Mussolini, il quale resistette all’occupazione fino alla fine”. In una sola frase c’è la quadratura del cerchio e la conferma delle teorie elaborate dagli intellettuali di sinistra Christopher Hitchens e Paul Berman (e da un piccolo quotidiano di opinione), secondo cui l’islamismo radicale e il baathismo saddamita sono le due facce della stessa medaglia islamo-fascista, ovvero la continuazione in salsa araba e musulmana dei due totalitarismi europei del secolo scorso. La conferma non poteva essere più chiara: un ex dittatore, accusato di crimini disumani, brandisce il Corano, si paragona orgogliosamente a Mussolini, spiega che l’occupazione americana in Iraq è dello stesso tipo di quella che liberò l’Italia dal fascismo e svela che i “resistenti” iracheni s’ispirano ai repubblichini di Salò.
Paul Berman, incontrato dal Foglio nel suo ufficio alla New York University dove tiene un corso su Tocqueville, cita come un mantra la frase d’ammirazione per Benito Mussolini pronunciata da Saddam, quasi fosse un tardivo scudo con cui potersi riparare dalle critiche ricevute dai suoi compagni di sinistra per aver scritto “Terrore e Liberalismo”, cioè il libro con cui ha spiegato le ragioni antifasciste della lotta ad al Qaida e a Saddam: “Questa è una guerra antifascista – spiega – ed è chiaro fin dall’inizio, ma ora è proprio Saddam a confermarlo, a dire che Mussolini è il suo eroe. E’ una continuazione della seconda guerra mondiale, con la differenza che questa volta l’Italia sta nel campo degli antifascisti. E’ una cosa nobile per voi, dovreste essere orgogliosi del fatto che l’uomo che ammira Mussolini possa accusarvi di essere suoi nemici, di essere antifascisti. Questa volta i soldati italiani hanno combattuto dalla parte giusta, sono stati molto coraggiosi e sono morti affrontando il totalitarismo dei nostri giorni. Siamo tutti consapevoli del contributo italiano a questa guerra. E, ripeto, è nobile da parte vostra, specie ora che Saddam prende a modello Mussolini, specie ora che non c’è più nessun dubbio sul fatto che stiamo combattendo una guerra contro gli eredi del fascismo degli anni Venti, Trenta e Quaranta. Mi chiedo come potrà, ora, la sinistra italiana chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq”.
L’ammirazione per Mussolini non è una novità. Nella sua biografia di Saddam, Carlo Panella ricorda come Khayrallah Tulfah, lo zio che fece al rais da padre e da mentore, partecipò al fallito golpe pro Mussolini e pro Hitler del maggio 1941. Il partito Baath, del resto, fu fondato a Damasco nel 1943, quando la Siria era una colonia francese e la Francia fascista.
Alla sinistra che continua a sostenere che Saddam e Osama sono figli di due ideologie diverse, Paul Berman ribadisce che continua a commettere un errore: “Non ho mai creduto che Saddam e Osama fossero stretti alleati e certo ci sono differenze tra il Baath e al Qaida, ma non vanno esagerate perché queste differenze c’erano anche nel fascismo europeo: Mussolini per esempio era laico, mentre Franco era religioso. Il Baath ha soppresso gli islamisti, ma allo stesso tempo era loro alleato in Palestina e in Libano. Il nazionalismo arabo e l’islamismo radicale corrono su binari paralleli – dice Berman – Sono movimenti ispirati al fascismo europeo, definiscono il mondo in termini apocalittici, s’immaginano un futuro utopico che rimanda all’era d’oro del passato, hanno il culto della morte e perseguono i loro obiettivi attraverso massacri di massa”. Hannah Arendt ha identificato i punti di contatto all’origine del totalitarismo ma, aggiunge Berman, “le differenze tra nazismo e comunismo sono molto più grandi di quelle tra baathismo e islamismo. Prima dell’11 settembre abbiamo sperato che i due movimenti si cancellassero a vicenda. Non ha funzionato”.

E ai baldi censori dello zelotismo tardo destro/radicale sia chiaro perché Saddam ci piace di più degli ayatollah che lo detestano. Sic et simpliciter, per il resto, si è detto, possiamo ancora difendere gli ayatollah quando si troveranno in acque insicure.


Da noreporter.org

Ferramente Ambulanti


E’ in arrivo l’uomo bionico. I metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti.
L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

L’elenco:

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Bauletto Coop: Ferro, Cromo
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Nessuno degli inquinanti particolati di cui sopra è biodegradabile e, dunque, resta dov'è per sempre.
E dov'è è un tessuto umano.

Dal blog di Beppe Grillo

mercoledì, dicembre 07, 2005

Il digitale terrestre è uno zombie

I guru mondiali dell’Information Technology: Bill GatesJobs(Apple), Larry Page (Google), Iorma OlillaMoore (Intel) si sono riuniti per una intera settimana in una località del Wyoming per discutere del futuro. (Microsoft), Steve (Nokia), Gordon

L’incontro è stato trasmesso in televisione come un reality show ed è stato il programma più seguito negli Stati Uniti.

In sette giorni si è discusso di strategia, di tecnologia, di tutto.
Ma non è mai stato menzionato neppure una volta il digitale terrestre (DTT).

Mi ricordo che a maggio all’incontro della Bagnaia davanti a Gasparri, Cattaneo, Confalonieri e il subdolo Mentana, (Tronchetti non c’era, si era chiuso in camera), dissi ad alta voce che il DTT era una tecnologia finta.

Confalonieri, ex compagno di asilo del portatore nano di decoder digitali, si alzò in piedi e tutto rosso in faccia gridò: “Chi è questo Masaniello che rompe il cazzo?”

Oggi si è decretato il fallimento del DTT. Sono stati venduti con i contributi statali, e quindi con i nostri soldi, solo tre milioni (rispetto ai venti milioni di famiglie italiane) di inutili decoder, e il governo ha deciso di spostare in avanti di due anni l’adozione obbligatoria del DTT.

Sulla Rete si possono vedere già oggi, se la linea arriva (come negli altri Paesi), se la linea è veloce (come negli altri Paesi), se ha un costo ragionevole (come negli altri Paesi) centinaia di canali televisivi.

Chi ci ha guadagnato da DTT? Chi ci sta guadagnando dall’adozione di una tecnologia zombie? Un giorno dovremo pur farli i conti.

Nel frattempo suggerisco, anche per l’Italia, un bell’incontro di guru trasmesso in diretta tv, con Landolfi, Stanca, Gasparri, Confalonieri e Paolo Berlusconi.

A quelli che hanno comprato il decoder-pacco consiglio di portarlo a casa del papà del progetto, Gasparri, e farsi ridare i soldi.

Homo apparens

Un giro d'affari di oltre 8mila euro al giorno, fruttato sulle esibizioni erotiche tramite webcam di più di 70 ragazze. Per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione la Polizia di Stato ha eseguito 38 perquisizioni a carico di sei indagati e di 32 intrattenitrici, che operavano attraverso un sito internet.

La società commerciale si occupava del reclutamento delle ragazze, tra le quali compare anche una minorenne. Dava a ciascuna 80 euro, ma faceva pagare l'esibizione allo spettatore 40 euro in più. Con più di 4mila utenti registrati, i ricavi salivano facilmente alle stelle. Gli interessati, che si collegavano al sito Paprikahotline.com attraverso collegamenti a numeri con valore aggiunto 899 e satellitare 0088, e pagavano con Paypal, sicuri di rimanere nell'anonimato. Gli importi venivano addebitati direttamente agli utenti sulle bollette telefoniche e riscossi dalla società "Ideals service Sas" con sede a Castelfranco Veneto, che poi provvedeva a far confluire sui conti correnti delle giovani donne quanto di loro pertinenza.

L'indagine, condotta dalla Sezione Polizia Postale di Udine e coordinata dal Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni. L' operazione è stata eseguita dal personale della Polizia Postale nelle regioni della Lombardia, Campania, Sicilia, Toscana, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna, Sardegna, Marche, Calabria e Basilicata.

Le persone sottoposte a indagini sono, oltre alla titolare della società, anche altre cinque per il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché associazione a delinquere. Al termine delle perquisizioni sono stati sequestrati sia i computer sia le web cam, sia le oggettistiche usate.

Nel corso della stessa operazione è stato anche perquisito e sequestrato un altro sito internet situato a Legnano (Milano) in quanto praticava la stessa attività via telematica.

"Nessuno ha avuto il coraggio di difenderla. Girano con la pistola e nessuno ha voglia di fare l'eroe". A parlare è uno dei ragazzi che ha assistito al "sequestro" della ragazzina di Lanciano, violentata dal "branco". Perché proprio lei? "Le ragioni a quelli non servono. Credo che neanche piacesse. Dicevano che era brutta, forse per offenderla. E minacciavano le altre di far loro lo stesso", ha raccontato al Messaggero.

E ancora. "Quelli fanno veramente paura. Vorremmo andare altrove, ma questo è il nostro posto. Allora cerchiamo di evitare ogni occasione di scontro e speriamo che se ne vadano in fretta", ha aggiunto il giovane. Poi racconta quello che è successo quel 21 ottobre: "Si sono avvicinati e tutti si sono zittiti. A quel punto loro hanno detto alla ragazza di seguirli. Lei non voleva andare, ma nessuno ha avuto il coraggio di difenderla. E quelli l'hanno presa".

Nel quartiere di Santa Rita, quello dove è avvenuto l'episodio anche Don Michelino Di Lorenzo, il parroco della chiesa dello Spirito Santo, conosce quei ragazzi. "Sono ragazzi difficili, sono stato costretto ad allontanarli dalla chiesa perché terrorizzavano i loro coetanei. Non conoscono altra legge se non quella della violenza", ha spiegato. Colpa di un quartiere-ghetto? "Quando sono arrivato, nel 1982, questo era il Bronx. Avevano trasferito qui il peggio di Lanciano. Adesso no, c'è gente rispettabile. Però non ci voleva molto a capire che quei ragazzi sarebbero finiti male".

Brusco Risveglio


"Voglio prima capire quello che è successo". Così la mamma di uno dei quattro giovanissimi, tre sedicenni e un quindicenne, arrestati a Lanciano con l'accusa di violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona ai danni di una ragazzina di 14 anni. La donna, scossa per l'accaduto, ha detto di non voler "commentare. Non me la sento - ha aggiunto -, voglio prima capire cosa è successo. Aveva tutto. Ora scopro un estraneo".

La violenza è avvenuta il 21 ottobre scorso, ed è stata compiuta in pieno giorno, nei pressi del locale ippodromo, da quella che da molti adolescenti del luogo era considerata una vera a propria banda di quartiere. I quattro hanno intimato alla ragazzina di andare con loro, dopo avere terrorizzato gli amici con i quali si trovava; poi ne hanno abusato all'interno di una stalla per cavalli. Tre dei giovani sono stati rinchiusi nel carcere minorile dell'Aquila e il quarto - che secondo il gip del Tribunale dei minori, Federico Eramo, avrebbe avuto una partecipazione minore ai fatti - nel centro di prima accoglienza per i minori dello stesso capoluogo di regione: dovrebbero essere interrogati entro mercoledì.

"Tutto gli abbiamo dato. Niente gli mancava - dice la donna in un'intervista al Corriere della Sera - Chiedeva la Playstation 2, ecco la Playstation 2. Chiedeva soldi, pronti i soldi. Le scarpe da tennis firmate, pronte! I jeans di Dolce e Gabbana, eccoli qua...". La donna sembra caduta dalle nuvole: l'immagine che emerge del figlio è ben lontana da quella che vedeva lei tra le quattro mura domestiche e non si dà pace. Per descrivere il figlio parla di un ragazzino "educato, allegro, che canta sempre". Mai avrebbe pensato che potesse far parte di una banda di prepotenti che terrorizzava i coetanei e che non si è fermata nemmeno davanti a una ragazzina pur di aver quel che voleva.

Il papà fa il muratore e "da quella notte sta buttato sul letto, non parla. Io non mangio" aggiunge la donna. Paolo Monnanni, commissario capo di Lanciano, spiega: "Questa è una vicenda di incomunicabilità fra adolescenti e adulti. I genitori? Caduti dalle nuvole".

Duemila fiaccole

Duemila fiaccole e tremila tedofori (cifra confermata dalle autorità) hanno illuminato Roma da Piazza Venezia alla Bocca della Verità. “Ciavardini innocente, la strage non è fascista, basta con i colpevoli di comodo, luce sui depistaggi, giustizia per le vittime”.

La marcia silenziosa nella notte illuminata dalle fiaccole ha ottenuto la forte adesione trasversale che ci si attendeva. Al di là della presenza di figure istituzionali ( fra cui due deputati, un senatore e un’eurodeputata) quel che è più significativo è stata la confluenza di formazioni diverse e spesso tra loro animate da antagonismo, talvolta irriducibile.

Un altro dato importante è che mentre la manifestazione si svolgeva nella fermezza, nella dignità e nell’olimpicità è andato praticamente a vuoto il tentativo di disturbarla.

La contromanifestazione indetta in fretta e in furia da qualche capò rosso della peggior reazione con il tema pretestuoso di “difesa dei diritti degli immigrati” ma con l’evidente intento di sostenere gli stragisti, contromanifestazione che si è conclusa a quaranta metri dalla concentrazione della fiaccolata per Luigi, è stata deludente ogni oltre aspettativa in quanto a numero di partecipanti.

È un buon segno, vuol dire che cresce a sinistra il desiderio di sconfessare come propri rappresentanti i membri della sbirraglia codina del pensiero. Non è piaciuto troppo l’invito a vestire i panni del boja, del Bava Beccaris, del torturatore argentino o del fucilatore cinese ed è stato disertato.

La Menzogna non ha prevalso, ieri, sulla Verità. Che sia un buon auspicio?