martedì, dicembre 13, 2005

Radio Londra

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foto: lo staff di radio Londra

La BBC ha trasmesso oggi sulla radio, in tutto il mondo, una mia intervista su “Parlamento Pulito” in inglese.

Francesca, una ragazza italiana che lavora in Ghana, l’ha ascoltata questa mattina e mi ha scritto una mail.

Adesso per sapere qualcosa sull’Italia bisogna emigrare in Ghana e ascoltare in inglese un’intervista di un comico trasmessa dalla BBC.
Se stava in Italia non sapeva un c..o!


Caro Beppe Grillo,

il mio nome è Francesca Greco, sono una volontaria delle Nazioni Unite in Ghana, Africa Occidentale.
Non ho la TV qui in Ghana e la mia unica fonte di informazione per le notizie dall'estero e' la mia radio FM.

Ascolto sempre la "BBC world service" che e' trasmessa sulle frequenze FM in Ghana (e non in Italia, devo dire!) .
La cosa fantastica che mi e' successa stamattina e' che mi sono svegliata e c'era la tua voce alla radio!
La voce di Beppe Grillo è trasmessa in tutto il mondo, eccetto l’Italia!!!
E' incredibile come qualsiasi cittadino del mondo possa essere informato sulla campagna "Parlamento pulito" eccetto i cittadini italiani!

Io sono italiana. Mi vergogno molto per l'imbarazzante situazione dei media italiani.
Ma questa mattina, quando ho sentito la sua voce mi sono detta: "Almeno c'è ancora qualcuno che non getta la spugna!" .
Non gettare la spugna Beppe!!

Francesca Greco dal Ghana, Africa

Ascoltate la trasmissione come hanno già fatto milioni di persone.

Le indagini del giornalismo italiano

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foto: news.bbc.co.uk

Il docente di un corso di "Analisi delle politiche pubbliche" ha discusso con gli studenti quello che è accaduto in Val di Susa e ha chiesto loro di analizzare l’informazione riportata dai tre principali quotidiani italiani.
Il docente ha raccomandato ai suoi ragazzi di cercare le ragioni del SI-TAV.

I giornali consultati nei giorni 7, 8 e 9 dicembre sono stati: Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa.
Il risultato è esilarante, qui mi rubano il mestiere di comico.

Prima di leggere l’analisi, che vi consiglio di stampare e diffondere, vediamo qualche dichiarazione SI-TAV:

Sergio Romano, Corriere: “Senza TAV lasceremo nelle mani dei nostri concorrenti l’Europa danubiana-balcanica, vale a dire la regione in cui abbiamo realizzato negli scorsi anni qualche significativo successo”;

Barbara Spinelli, La Stampa: “Ci sono progetti razionali, opportuni – una ferrovia ad alta velocità che dal Portogallo va a Kiev ha questi attributi”;

Emma Bonino, Corriere: “La TAV si deve fare perché lì c’è in gioco un modello di ecologia sostenibile”;

Mercedes Bresso, Corriere: “Lassù i bambini non riescono ad andare a scuola, i loro padri a forza di scioperi rischiano il licenziamento, e poi sta arrivando anche il Natale”.


Dopo tre giorni di letture di dichiarazioni SI-TAV di questo tenore, senza numeri, tabelle, analisi economiche, valutazioni ambientali, proiezioni gli studenti hanno gettato la spugna.

Giornalisti non scioperate più!
Altrimenti come facciamo a divertirci?

Beppe Grillo

Satelliti spia, nuovo record americano

Gli Stati Uniti gestiscono una flotta di satelliti superiore per numero alla somma dei satelliti messi in orbita da tutti gli altri paesi. Molti servono a spiare il resto del Mondo

Washington (USA) - Sta sollevando molta polvere il database appena reso pubblico negli Stati Uniti dalla Union of Concerned Scientist (UCA), un gruppo di ricercatori americani da sempre impegnati nel portare a galla quelli che ritengono i nodi critici della ricerca e della tecnologia spesso sottaciuti dal Governo e dalle istituzioni americane. Si tratta infatti di un database che informa sui satelliti che girano sopra le nostre teste.

Già i numeri fanno riflettere: gli States oggi gestiscono una costellazione di 413 satelliti a fronte dei 382 che appartengono a società e governi di altri paesi. Un gran numero di questi satelliti è utilizzato per finalità commerciali tradizionali, per veicolare contenuti su aree spesso assai vaste, ma non sono pochi quelli dedicati interamente, o in parte, al monitoraggio delle attività umane nel Mondo.

Il database messo a punto da UCA è particolarmente interessante: viene aggiornato più o meno ogni trimestre, si scarica in un file.xls ed è dedicato espressamente a rendere pubblico ciò che non lo è. "Il nostro scopo nel produrre il database - spiegano gli scienziati UCA - è creare uno strumento di ricerca sia per specialisti che per non specialisti, raccogliendo informazioni open source su satelliti oggi operativi e presentandole in un formato che possa facilmente essere manipolato per finalità di ricerca e di analisi".

Il database include informazioni su pressoché tutti i satelliti "ma - spiega UCA - non contiene i dettagli necessari a localizzare i singoli satelliti". È però possibile determinare quanti e quali sono quelli dedicati a certe specifiche attività, a che altitudine si trovano e da lì aggregare dati sui "network" di satelliti pensati per gli scopi più diversi. In particolare sono quattro le domande alle quali il database può rispondere facilmente, secondo UCA:

1. Quanti satelliti ciascun paese ha in orbita e per quali scopi vengono utilizzati
2. Quanti sono i satelliti militari rispetto a quelli commerciali
3. Quali paesi hanno satelliti capaci di osservare il pianeta
4. A quali altitudini orbitano la maggior parte dei satelliti

Eseguendo una comparazione tra la dotazione satellitare americana e quella del resto del Mondo, dunque, si scopre ad esempio che gli Stati Uniti dispongono di quasi 100 satelliti dedicati ad attività militari e di intelligence, un numero pressoché equivalente a quello di cui dispongono tutti gli altri paesi, in particolare Russia e Cina.

"Il database - spiegano ancora i ricercatori - contiene 21 tipologie di dati per ciascun satellite, inclusi dati tecnici su ciascuno di essi (massa, potenza, data di lancio, aspettativa di vita) e sulla loro orbita (apogeo, perigeo, inclinazione e periodo) nonché dati su come viene utilizzato ogni satellite, chi lo possiede e chi lo ha costruito".

Punto Informatico

USA, maxicondanna per la mamma pirata

Il tribunale federale di Chicago condanna una giovane madre a pagare 22.500 dollari di multa per 30 MP3 ottenuti illegalmente. Pioggia di polemiche contro le major: stanno distruggendo le famiglie americane. Ma la RIAA applaude: avanti così

IconaChicago (USA) - Una mamma, un marito, cinque figli. Una grande passione per la musica e trenta brani digitalizzati, scaricati illegalmente. Una multa gigantesca: 22.500 dollari, pari a 750 dollari per ciascuna canzone. RIAA si compiace e rimuove un nominativo dai circa 17.000 denunciati, nei soli Stati Uniti, per aver ceduto alla tentazione del download selvaggio. Un reato punibile - si legge sul retro di qualsiasi CD distribuito negli USA - con pene fino cinque anni di reclusione e 250.000 dollari di multa.

Questa è la storia di Cecilia Gonzales, 29enne di Chicago ed ennesima vittima della massiccia campagna antipirateria condotta dall'industria discografica a colpi di denunce contro gli utenti delle reti P2P. Il ricorso in appello non è bastato a giustificarla dal reato imputatole, quantificato in 30 canzoni ottenute attraverso un software P2P. Secondo il Chicago Readernel mirino delle major, "per scaricare un migliaio di file MP3".

L'imputata, si legge nella sentenza definitiva compilata da un pool di tre giudici federali, "ha violato le leggi in vigore sul copyright, poiché qualsiasi canzone scaricata e salvata dentro un disco rigido, pronta per essere ascoltata in futuro, sostituisce una copia legalmente acquistata". La donna ha tentato di difendersi sostenendo di aver scaricato i brani per fini valutativi, in vista di un successivo acquisto. I giudici hanno così equiparato la Gonzales "ad un ladruncolo che scippa 30 CD da un negozio e se li porta a casa, aspettando di poterli pagare in un secondo tempo".

Il caso Gonzales, stando a quando riporta il portale P2Pnet, è un vero e proprio primato nella storia dell'antipirateria. La giovane madre è la prima ad essere stata giudicata colpevole da un giudice federale, la più alta carica giurisdizionale degli Stati Uniti.

La notizia ha già suscitato molte polemiche nell'ala più liberale della pubblica opinione statunitense. Jon Newton, sostenitore del file sharing ed editorialista per TechNewsWorld, ritiene che la situazione sia "drammatica", in quanto "è un giorno molto triste per tutti gli uomini, le donne ed i bambini sotto il torchio delle major, spietate e venali". Newton non usa mezzi termini: "Stanno rovinando intere famiglie e si stanno scagliando contro soggetti deboli come studenti ed anziani".

Ed è proprio uno studente ad essere l'eponimo di una nuova raccolta fondi a sostegno di una cosiddetta vittima del P2P: si chiama Delwin Olivan, appena 18enne, ed è iscritto alla prestigiosa Università di Princeton. Olivan è stato condannato al pagamento di 5 mila dollari per avere diffuso abusivamente una manciata di canzoni create dagli Eagles, da Sting e Tracy Chapman. I suoi coetanei stanno facendo di tutto per dargli una mano.

Tommaso Lombardi